“Le Campane di San Vito a Loppiano, suonavano a distesa alle ore 16 del 3 novembre 1990. E molti si chiedevano il perché di quel suono gioioso in un giorno non “festivo”: era “il giorno” di Alessandro, un giovane di Latina che era passato alla “vita durevole”, l’eternità a cui ogni uomo è destinato.
Nel rosso tramonto, le persone lasciano il camposanto. Ma non Alessandro. Continuano a parlarne ed a sentirlo presente. L’amore resta per sempre. Alessandro ora non lo si incontra nei luoghi di lavoro, o di fronte al computer, o sulla carrozzina. È dappertutto e lo si può trovare sempre”.
(dal Libro “Voglio la vita” di Alfredo Zirondoli)
“Nell’anima c’è la certezza e la gioia di un disegno che va delineandosi per questa città, per questa gioventù, e che ci vede coinvolti in una continua attenzione Tua nei nostri confronti”.
(dal diario di Alessandro Mammucari)
Come espressione della sua vita e del suo amore per la città che gli ha dato i natali, nasce a Latina il 29 marzo 2003, in occasione del suo compleanno, l’Associazione Culturale “Alessandro Mammucari”.
L’Associazione intende operare sul territorio per diffondere una cultura del dare che contribuisca allo sviluppo sociale, economico e culturale.
L’Associazione nasce da un gruppo di cittadini che hanno condiviso con Alessandro Mammucari ideali e valori che intendono continuare a perseguire per contribuire alla crescita della città: la città per cui Alessandro ha dato la vita.
“Tutte le questioni fondamentali dell’umanità di oggi: quella dell’economia, della tradizione, della vita; quella del senso e dell’interiorità, della spiritualità; quella della corporeità, che significa saper viver e saper morire; la questione dell’abitabilità del mondo; quella di un sapere libero dall’ideologia; e, infine, la questione della comunicazione, tutte dipendono dal fatto che si riesca a disegnare un’immagine dell’essere umano che abbia il suo prototipo nella Trinità”.
(K. Hemmerle)
L’associazione intende promuovere, attuare e testimoniare uno stile di vita basato su rapporti di reciprocità, fatto di un dare e darsi disinteressato, inizio di un cambiamento antropologico, di una cultura nuova: la cultura del dare.
• Cultura del dare che costruisce e fa emergere una realtà in cui ogni persona è se stessa facendo essere l’altra.
• Cultura del dare che educa il nostro io a tener conto ed a dare spazio all’altro, altro che viene percepito come valore con il quale vivere, per il quale vivere, nel quale vivere e grazie al quale vivere.
• Cultura del dare in cui io, l’altro ed il tutto diventiamo di volta in volta momento inaugurale, traguardo e fulcro dell’essere, del vivere e dell’agire della comunità.
• Cultura del dare che mi <-> ci fa costruttori di una società che sia qualcosa di più della somma dei singoli.
L’uomo che vive questa cultura ha in radice l’essere sociale, lo sente come vocazione, lo vive nella sua città ed al contempo aperto all’intera famiglia umana; lo inserisce nel quadro totale dell’essere e dell’esistere, che è un insieme di spirituale e di terreno, trovando nello spirituale la garanzia e lo stimolo per il concreto vivere terreno.
Far cultura per noi significa immetterci nel dialogo, aperto in tutte le direzioni ed a tutti i livelli, in cui il vero si annuncia; senza nulla precludere, senza i conformismi cui a volte la cultura dominante ci condanna, e senza cedere alle mode che tagliano fuori o ignorano amplissimi spazi della realtà umana.
Far cultura per noi significa ascoltare senza pregiudizi tutti i richiami, tutte le sollecitazioni, tutte le attese anche se si presentano con violenza di azioni o di negazioni.
Far cultura per noi significa sapersi distaccare dalla ripetizione meccanica di affermazioni ed azioni che sono superate e dalle quali non sappiamo liberarci per la paura che ogni mutamento porta con sé.
Far cultura per noi significa aprire lo spazio al diverso ed al nuovo che si percepisce nel presente, che velocemente diventa antico.
Far cultura per noi significa immettere nella ricerca contemporanea la nostra propria esperienza di vita, nella quale ciò che è spirituale si è rivelato autenticamente umano e l’umano ha trovato in ciò che è spirituale la possibilità di essere in pienezza.
Siamo convinti che è dall’esperienza umana che nasce la cultura. Quando c’è esperienza autentica, c’è possibilità di cultura autentica. Umanizzare così la città, significa per noi creare e favorire situazioni, ambienti, modelli ed opere di riconciliazione del tessuto sociale.
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